Enormi vasi d’argilla carichi di speranze. Nelle anfore il vino si comporta come un fiore dopo che viene piantato nel suolo, cresce, matura, emana un aroma incredibile. Durante questo processo, non va assolutamente disturbato ma accompagnato fino al raggiungimento della sua massima maturazione.

Con questa filosofia Josko Gravner produce ottimi vini, delle eccellenze italiane nel mondo. Andiamo a scoprire cosa si cela dietro questo luminare della fermentazione. Agli albori, siamo a metà degli anni ’70, nella zona del Collio in Friuli Venezia Giulia, l’azienda ha deciso di scegliere tutte le ultime tecnologie in fatto di vinificazione, seguendo i trend del momento, ovvero la botte in acciaio e la barrique in rovere. A seguito di un viaggio in Georgia, dove viene a contatto con una diversa cultura, Josko decide di esportare in italia il metodo della vinificazione in anfora, che lui decise di interrare lasciando solamente la sommità scoperta. In quel momento tutti lo credevano un pazzo, un folle, però col passare degli anni Josko ha imparato ad accudire il vino come un bambino.

I primi periodi sono stati i più difficili, senza controllo della temperatura, la fermentazione era affidata alla terra e ai lieviti presenti nel vino stesso, essendo sprovvisto di lieviti aggiunti, perché secondo Josko è come sottoporre l’uva ad una fecondazione artificiale. Con il tempo ha imparato letteralmente a non fare nulla, a lasciare tutto in mano alla natura, a far sì che la Madre terra restituisca un prodotto totalmente naturale. Le bucce delle uve bianche restano a contatto per circa 5\6 mesi, mentre quelle rosse soltanto per il tempo della fermentazione, dalle 8 alle 12 settimane, In seguito alla svinatura il vino viene rimesso nelle anfore per completare il primo anno, in seguito i viene affinato in botti grandi di rovere per 6 anni circa e poi imbottigliato, dove rimane per altri 6\7 mesi prima di essere commercializzato.

Il risultato finale è un concentrato armonico della mineralità del terreno unita ad importante struttura, esse sono in equilibrio tra di loro ed ogni vino ha una sua peculiarità, partendo dal Bianco Breg molto fresco, con un’incredibile acidità e persistenza al palato, fino ad arrivare all’8 9 10 che racchiude la selezione di 3 annate colpite da botrytis cinerea, una muffa nobile che ha portato all’ammuffimento delle uve ribolla, dando vita ad un vino con una straordinaria complessità aromatica, bilanciata da un’entusiasmante freschezza e sapidità.

Ci vuole veramente un coraggio enorme per far maturare le uve così a lungo sulla pianta, specialmente in Friuli, una delle regioni italiane con la più alta concentrazione di precipitazioni. Josko Gravner rispetta la natura e i suoi tempi e grazie al suo intuito ed alle sue sensazioni riesce a percepire il periodo esatto per la raccolta, questa sua dote, anche se nessun concorrente lo ammettera, è la più invidiata da tutti.

Fare un ottimo vino, è un po’ come cercare l’acqua pulita in un fiume, bisogna recarsi alla fonte dove l’acqua sgorga, come nel vino, bisogna andarlo a ricercare alla sorgente, dove è stato inventato, e dove l’uomo lo ha portato avanti per 5000 anni.

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