Stresemann in tedesco, stroller suit in inglese e mezzo tight in italiano, tutte diverse denominazioni di un completo che ha segnato la storia non solo cerimoniale, ma anche politica dagli anni ’20 alla metà circa dello scorso secolo, soprattutto in Germania; semplice, pulito, comodo e versatile, lo stresemann è stato l’abito “quotidiano” da lavoro per eccellenza di moltissimi uomini di alto livello sociale: politici, banchieri, funzionari statali di un certo livello, ambasciatori e più in generale di tutti gli uomini appartenenti ai ceti sociali più prestigiosi.

Perché il nome stresemann? Sembra che proprio il Cancelliere tedesco Gustav Stresemann, negli anni ’20, avesse iniziato a sostituire la giacca a coda del tight(abito per eccellenza di tutti i funzionari apicali di ogni stato europeo) con una giacca corta, da qui il comune uso di accostare il cognome del Cancelliere a quest’abito.

Molto usato da Chamberlain e dal giurista italiano Alfredo Rocco, usatissimo da Churchill, non c’è uomo di potere di potere tra gli anni ’20, ’30 e ’40 che non l’abbia messo almeno una volta in una giornata di lavoro

Ma che fine ha fatto questo splendido abito? Sparito, introvabile, non pervenuto, almeno in Italia; si, perché pare che nell’elegantissima Inghilterra ci sia ancora qualche funzionario che lo utilizza quotidianamente come abito da ufficio…un’immagine sublime il solo immaginarlo.

Che l’Italia non fosse più la vecchia terra del ben vestire lo sapevamo già, con politici e vertici vari che non “osano” neppure un abito grigio, però un bel mezzo tight ad una festa del due Giugno si potrebbe azzardare, o magari durante una visita di un Capo di Stato, e invece no, rimangono nascosti dietro un due pezzi blu che non li fa distinguere l’uno dall’altro, al punto da far pensare quanta noia possano provare la mattina, prima di andare in ufficio, nell’aprire un armadio e vedere una sventagliata di “divise” tutte uguali.

Ebbene, quella di questo articolo è un’esortazione a riscoprire questo staordinariamente bel vestito, ad utilizzarlo come quando è stato concepito(almeno in parte), quindi non solo per un matrimonio(ovviamente di mattina o pomeriggio, è pur sempre una versione meno formale del tight) ma anche per cerimonie riguardanti, per esempio, la consegna di un’onorificenza, una giornata di Stato, una messa mattutina di una certa importanza e…perché no, una bella colazione domenicale con la propria signora presso lo storico caffè della nostra città.

Di cosa si compone questo abito? Semplicissimo, le regole sono le stesse del tight(vi invito a leggerle nel precedente articolo), cambiano solo pochissimi elementi: La giacca, nera o antracite, non avrà più la coda, ma ma sarà di lunghezza classica, con uno, due o tre bottoni e rever sia a lancia che a dente; in alternativa si può utilizzare una giacca doppiopetto.

Il colletto: può essere praticamente di qualsiasi tipo: staccabile, risvoltato, diplomatico, con spilla e club(ovviamente, a seconda di quale si sceglie, si conferisce al look un aspetto più o meno retrò)

La cravatta: oltre alla cravatta è possibile utilizzare anche il papillon, ma è sconsigliabile il plastron, che personalmente riserverei al tight.

Il cappello: si può scegliere tra una lobbia e una bombetta, seppure io trovi la prima più indicata.

I pantaloni: sono i classici rigati da tight, ma sembrerebbe, non solo avendo visto foto/illustrazioni d’epoca, ma anche avendo toccato con mano pantaloni originali di quel periodo, che il risvolto sia tollerato.


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