Molti ne avranno sentito parlare, molti altri gli si saranno avvicinati timidamente, altri ne hanno fatto una vera e propria passione; esiste, infatti, un mondo parallelo a quello dell’eleganza sartoriale, su misura e prêt-à-porter: il vintage.

Chi non conosce questo mondo, appena glie lo si nomina, tende ad averne un’opinione disprezzante, pensando si tratti di semplice merce usata, lisa o quasi da buttare, eppure il vintage selezionato è una versione nobilissima del mero usato da mercatino, tanto che il paragone tra le due cose non potrebbe nemmeno sussistere. Visitando i giusti negozi(fisici oppure online) si può verificare materialmente di quale tipo di prodotti stiamo parlando: senza avere bisogno di gran fortuna, potremo trovare numerosissimi abiti prodotti tra gli anni ’10 e gli anni ’70 da prestigiosissime sartorie(molte delle quali non più esistenti) con tessuti di una qualità inarrivabile.

Non solo il vintage sartoriale, però, è degno di nota: anche gli abiti prodotti in serie fino agli anni ’60 circa meritano grandissima attenzione, perché la qualità di tessuti e lavorazioni è infinitamente superiore a gran parte degli abiti prêt-à-porter prodotti oggi.

Un aspetto fondamentale per evitare di acquistare merce di nullo valore è quello di seguire sempre una regola base senza alcuna eccezione: comprare solo abiti in condizioni buone, buonissime o, ça va sans dire, eccellenti; ciò detto, non sarà difficile trovare capi quasi inutilizzati, se non nuovi del tutto, tanto che a me è persino capitato di trovare un abito sartoriale inindossato(presumo) con ancora alcuni appunti del sarto in un foglietto di carta nel taschino del panciotto.

Cercando di semplificare i vantaggi dell’eleganza vintage, possiamo così elencare tutti i punti fondamentali:

1)Ampia scelta di stili: potendo trovare abiti prodotti tra gli anni ’10 e gli anni ’70, abbiamo ampissima scelta, potendo noi scegliere il taglio che preferiamo

2)Qualità: come detto precedentemente, la qualità dei prodotti vintage è vermente elevatissima, soprattutto se scegliamo vestiti realizzati da prestigiosi sarti italiani o inglesi; a tal proposito, per gli appassionati di sartoria inglese, esiste una “meta sartoria” vintage, ossia un mondo vintage nel vintage che tratta unicamente realizzazioni dei famosi sarti di Savile Row; i tessuti utilizzati utilizzati sono di una qualità straordinaria e le lavorazioni sono di un livello che oggi ancora pochi sanno riprodurre.

3)Rapporto qualità prezzo: aspetto rilevantissimo del vintage è il costo tendenzialmente molto accessibile della maggior parte dei prodotti: con poche centinaia di euro possiamo assicurarci un completo realizzato, magari, da Henry Poole di Savile Row; questo aspetto è molto importante, perché permette a giovani appassionati(tra cui il sottoscritto) di poter vestire abiti di grandissima qualità senza dover spendere cifre esorbitanti.

Questo articolo, però, non vuol essere una mera perorazione, quindi, se vogliamo essere intellettualmente onesti, è giusto esporre anche alcuni punti critici di questo mondo, seppure, una volta tirate le somme, sono in netta minoranza rispetto ai suoi pro.

1)Costo delle modifiche: gli abiti vintage, soprattutto se sartoriali, necessitano di molte alterazioni affinché vestano correttamente; nel 70% dei casi, infatti, un buon sarto dovrà apportare alcune modifiche alle spalle, alle maniche, alla lunghezza e alla vita della giacca come a quella dei pantaloni, al giromanica o alla larghezza delle gambe. In realtà, questo problema è un non-problema, perché qualsiasi abito moderno “pronto uso” necessita spesso e volentieri di queste modifiche.

2)Taglio classico: gli abiti realizzati nella prima metà dello scorso secolo hanno un taglio sì classico, ma influenzato dalle mode del periodo, che, per esempio, negli anni ’40 prevedeva pantaloni molto molto ampi: per questo motivo, quindi, se un giovane è attirato dal prezzo conveniente, non lo è per il taglio piuttosto diverso da quello che oggi si è affermato; ciò nonostante, un buon sarto potrà apportare, nei limiti del possibile, tutte le modifiche che vorremo.

Mi si permetta in calce all’articolo una piccolissima chiosa: il gentiluomo appassionato veramente della prima metà del novecento non indossa abiti vintage solo per la qualità dei prodotti o per il loro costo, ma anche perché è un nostalgico di quei bei tempi andati e quindi, indossando uno smoking realizzato nel 1930, pur non avendo mai vissuto in quegli anni, potrà dire nella sua testa:” io c’ero“, perché quell’abito è una testimonianza reale dei vecchi fasti che pochi ricordano con commozione e altri non hanno mai potuto vivere.

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