La scalata dell’Etna di Federico Graziani

“Se avrò mai un mio vino, lo chiamerò così: Profumo di Vulcano”

Furono queste le parole che Andy Hayler, noto gourmet inglese, disse un giorno a Federico Graziani, che fatalità del caso stava cercando un nome da dare al suo vino realizzato alle pendici dell’Etna.

Per chi non conoscesse il produttore esso in questione è uno dei migliori Sommelier del nostro Paese. Nato a Ravenna nel 1975, dopo essersi guadagnato a 23 anni il titolo di “Miglior Sommelier d’Italia” ed importanti esperienze lavorative come Marchesi, Loubet, Cracco-Peck, Il luogo di Aimo e Nadia, ha deciso di cimentarsi nella produzione di un suo vino.

Per produrre Profumo di Vulcano, vengono utilizzate le uve di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, alle quali vengono aggiunti i frutti di Alicante e Franci, il tutto ad un’altitudine di 700 metri, nella contrada di Feudo di Mezzo di Passopisciaro, la lavorazione della vigna avviene manualmente con poco rame e zolfo.

La storia di Profumo di Vulcano nasce nel 2008 quando Federico Graziani decide di acquistare questa vigna di mezzo ettaro prima che venisse espiantata “grazie” agli incentivi della comunità europea. In quella stessa annata l’uva del vigneto è stata data all’agricoltore, nel 2009 invece vista la piovosità del periodo si è deciso di rimandare l’uscita al 2010, prima annata di Profumo di Vulcano.

 

Sprigiona un colore rosso rubino, sentori di fragola e ciliegia, lascia una bocca avvolgente e morbida ed ha un naso di lunghissima profondità. Da questo vino, parte la strada in ascesa di Federico Graziani, che dopo la produzione di un Etna Rosso e Profumo di Vulcano decide di far nascere Mareneve: il suo primo progetto di vino bianco. Esso è frutto dell’assemblaggio di Riesling, Gewurtztraminer, Grecanico e in parte minore Carricante e Chenin Blanc.

 

Questo bianco non fa ne legno ne malolattica, soltanto una sosta lunga sulle fecce fini, il risultato è snello, profumato e tagliente. Esattamente come per Profumo di Vulcano la grafica dell’etichetta è curata da Pier Giuseppe Moroni ed il suo nome deriva da via Mareneve, che collega la partenza degli impianti sciistici, ovvero il Piano Provenzana con Linguaglossa e Fornazza fino ad arrivare giù al mare di Riposto. La produzione di questo nuovo vino è di 1700 bottiglie ed in futuro potrebbero arrivare fino a 3500.

Vale la pena di assaggiare le creazioni di questo piccolo produttore, che di vini ne ha provati molti, fino ad arrivare alla sua personale perfezione, che a detta di molti si rivela una perfezione assoluta.

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