Molti lo avranno visto indossare dai Capi di Stato in qualche cerimonia solenne o cena ufficiale, altri da qualche ambasciatore in visita alla Santa Sede, altri ancora da alcuni gentiluomini alla prima alla Scala di Milano. Nato come abito da campagna nel lontano Settecento , quest’abito ha subito nel corso dei secoli continue mutazioni, fino a diventare come lo intendiamo oggi soltanto agli inizi dello scorso secolo.

Il suo massimo splendore l’ha avuto negli anni ’20 e ’30, quando agli eventi importanti era assolutamente d’obbligo indossare quest’abito, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale il suo uso è andato scemando, fino a scomparire quasi del tutto proprio in questi anni, diventando appannaggio solamente dei Capi di Stato, degli ambasciatori e di un piccolissimo numero di appassionati suoi strenui difensori.

Al giorno d’oggi è veramente difficile vederlo indossato da qualcuno ed i motivi sono molteplici: l’utilizzo smodato (e sbagliato) dello smoking in sua sostituzione, la linea molto “antiquata” dell’abito che può renderci oggetto di derisione (ma poco ce ne importa) e per ultimo il costo elevatissimo di quest’abito che, se non sartoriale, difficilmente veste in modo corretto; sul secondo motivo è simpatico citare un’intervista al direttore d’orchestra Riccardo Muti, il quale, parlando del frac, racconta di come ormai sia solito cambiar abito per andare a cena dopo il concerto, poiché una volta, recatosi al ristorante e scambiato per un cameriere, gli venne chiesto :”scusi, sa dov’è il bagno?“. Ciò detto, si può dire che avere un frac, o per lo meno provarlo, è una delle cose che un uomo deve fare nella vita, perché mai potrà essere più elegante che indossandone uno.

Passiamo ora ai componenti dell’abito:

La giacca: solitamente in barathea di lana e con i revers foderati di seta, è tassativamente nera, nonostante esistano anche versioni blu notte che però sono praticamente inutilizzate. Bisogna proprio dire che la giacca è un piccolo capolavoro di sartoria ed è molto difficile da realizzare, perché deve perfettamente seguire le linee del corpo affinché vesta correttamente: infatti, dovendo rimaner sbottonata, è molto aderente in vita ed ha un giromanica molto stretto, caratteristiche queste necessarie per renderla comoda e resti in posizione. Il punto vita della giacca è molto alto, così da rendere la figura slanciata, ma oggi purtroppo si vedono giacche, spesso di produzione industriale, esageratamente lunghe che distruggono quella che è forse la principale caratteristica del frac. Al retro troviamo una bellissima coda di rondine con uno spacco centrale, alla cui cima si trovano due bottoni; gli altri si trovano sulla parte frontale della giacca, tre per lato e sulle maniche e possono essere foderati della seta dei revers, oppure foderati con una stoffa ricamata(usava soprattutto agli inizi del Novecento) o in corno. Generalmente la giacca non ha tasche, tranne una o due all’interno delle code posteriori.

I pantaloni: sono fatti dello stesso tessuto della giacca ed hanno due galloni sulla parte esterna della gamba, ma in molti paesi, fra cui l’Italia, usa ed usava molto anche il singolo gallone, spesso ricamato nei frac più datati. I pantaloni, tassativamente senza risvolto e con ampie pinces, non hanno passanti, essendo retti da delle bretelle in seta e sono a vita altissima, essendo il punto vita del completo molto alto e dovendo quindi essere adeguati ad un panciotto molto corto.

Il panciotto: fatto in piqué di cotone, è bianco o tinta panna abbinato al cravattino e può essere sia monopetto sia doppiopetto con revers a scialle e con scollo profondo ; il primo a tre bottoni, il secondo a quattro per due. Nella maggior parte dei casi questi panciotti non hanno il retro, ma solo due allacciature, una in vita ed una che passa dietro al collo; caratteristica dei panciotti sartoriali è quella di avere i bottoni estraibili, rendendo così non solo più facile la stiratura ed il lavaggio, ma dando la possibilità di utilizzare bottoni in colori diversi e materiali preziosi, come ad esempio fa il Principe Carlo. Nonostante oggi sia una regola poco osservata, il panciotto non deve assolutamente essere più lungo della giacca, ma deve vedersi solo nella parte centrale dove la giacca è sbottonata. Il panciotto, però, non è solo bianco, ma può essere anche nero e dello stesso tessuto della giacca, da utilizzarsi per ricevimenti in Vaticano o se si partecipa attivamente ad una funzione religiosa.

La camicia: nonostante oggi si vedano camicie oscene con sparati da smoking, l’unica ammissibile sul frac è quella con lo sparato di cotone rigido inamidato o in piqué di cotone chiuso dagli studs e tassativamente senza alcuna plissettatura; il colletto può essere sia staccabile sia fisso, purchè rigidamente inamidato e mai risvoltato, essendo utilizzabili solo modelli come il diplomatico, il diplomatico a punte tondo o l’imperiale; i polsini sono da gemello, dello stesso tessuto dello sparato e tassativamente singoli.

Il papillon: in seta o piqué di cotone, è bianco o tinta panna(abbinato al panciotto) e può avere diverse forme, tra cui quella con le estremità a punta. Bocciati cravattini pre annodati.

Il fazzoletto da taschino: bianco, in seta o lino, può essere piegato praticamente in ogni modo, purchè sia fine ed in modo non esageratamente elaborato

Le scarpe: non ci sono Oxford lucide che tengano, le uniche ammesse sono le francesine verniciate o le pumps.

Le calze: in seta nera, senza tante variazioni; essendo il frac un abito formale, è sconsigliabile usare calze colorate come si potrebbe invece fare con lo smoking.

Il cappello: obbligatoriamente un cilindro nero in seta(niente lana come a volte capita di vedere

Il soprabito: sconsigliabili i cappotti Chesterfield o a doppiopetto, essendo più adeguato un mantello foderato di seta

Il bastone: sarebbe opportuno un modello nero con pomolo di buona fattura, ma è bene oggidì non prendersi troppo seriamente se ne si utilizza uno.

I guanti: ormai praticamente inutilizzati, sono bianchi e si usano solo all’aperto, mentre al chiuso vanno tenuti in mano o, se si vuole praticare una vecchia usanza, li si mette nello scollo del panciotto.

Orologio: tassativamente da taschino e con una catena molto sottile.

Sciarpa: obbligatoriamente bianca e in seta.

Onorificenze: essendo il frac l’uniforme dei civili, è possibile indossare le proprie onorificenze su di esso: sul rever destro vanno le miniature, al collo un’insegna da commendatore e sotto al fazzoletto da taschino eventuali placche, nel numero massimo di tre e che non bucheranno il tessuto della giacca, ma verranno fissate ad apposite “travette”; una curiosità: quando si indossano molte onorificenze, chiaramente la giacca tende a cadere da un lato e per ovviare a questo problema alcuni sarti sistemano invisibili contrappesi dall’altro lato della giacca.

Per ultimo, è secondo me bene precisare un piccolo punto: il frac è un abito estremamente formale, è l’uniforme dei civili, quindi è bene evitare troppi “giochi” quando lo si indossa, perché a mio modesto avviso vale sempre la regola del “si devono conoscere lo scheletro e le regole dell’eleganza e poi ci si può giocare facendo variazioni anche azzardate”, ma non per quest’abito.

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