Carlo, Principe del Galles

Ormai da molti anni Inghilterra e Stati Uniti si contendono la paternità di tale abito, resta il fatto però che nella fine dell’ottocento venne inventata una giacca da fumo che, come dice il nome, veniva utilizzata quando i gentiluomini si riunivano per fumare e non volevano attaccare gli odori dei sigari alle loro giacche.

Col tempo questa giacca divenne un vero e proprio abito che, a partire dagli anni ’30 e ’40, ha sostituito quasi completamente il frac, ossia l’unico vero abito di gala dell’uomo; è infatti fondamentale specificare che lo smoking non nasce come abito formale, ma lo diventa nel tempo; tralasciando però le interessanti nozioni storiche, cui verrà dedicato un altro articolo, passiamo alla parte materiale, ossia agli elementi che lo compongono.

La giacca: i tessuti utilizzabili possono essere più leggeri o più pesanti a seconda della stagione in cui viene indossato l’abito, ma di base sono tutti in lana, ad eccezione però dei revers, i quali sono ricoperti di seta nera. La giacca può essere sia a doppiopetto sia monopetto ed i colori ammessi sono il nero ed il blu notte, variante portata in auge da uno dei più famosi arbiter elegantiarum: il Duca di Windsor. In estate si può utilizzare la giacca bianca in tessuti estivi, sia a doppiopetto sia monopetto, ma pantaloni e panciotto/fusciacca rimarranno comunque neri. Altra variante interessante è la famosa dinner jacket, ossia una giacca in velluto liscio nero, bordeaux, verde, viola e in molti altri colori, che può essere usata in sostituzione della giacca classica quando, ad esempio, si riceve in smoking amici a casa propria; può essere monopetto o doppiopetto, ma la versione più nota è quella a doppiopetto con revers a scialle e chiusura con alamari.

I pantaloni: dello stesso tessuto della giacca, hanno un gallone di seta nera che corre lungo tutto il lato esterno, arrivando fino all’orlo, che non dovrà assolutamente essere risvoltato, come i pantaloni di tutti gli abiti di società; i pantaloni sono inoltre senza passanti per la cintura, avendo al loro interno i bottoni cui andranno abbottonate delle bretelle di seta nera; variante molto bella è il pantalone con fantasia tartan, il quale sta particolarmente bene se abbinato ad una dinner jacket.

La camicia: in cotone rigorosamente bianco, ha uno sparato che, nel tempo, è andato modificandosi: per i puristi come il sottoscritto deve essere solo in piqué di cotone o in cotone rigido inamidato(chiamato stiff front dagli anglosassoni), mentre per i semplici appassionati può essere liscio con l’abbottonatura coperta o plissettato; i bottoni, nel caso dello sparato in piqué o in cotone rigido, sono solo gli studs, ossia piccoli bottoni gemello estraibili, mentre per gli altri sparati vanno bene anche i bottoni normali. I polsini sono doppi o singoli, ma sempre da gemello e nello stesso tessuto dello sparato. Per concludere arriviamo al colletto: può essere sia classico risvoltato sia diplomatico, e per chi usa i colletti staccabili c’è l’imbarazzo della scelta, andando bene pressoché tutti i modelli.

Gli studs, piccoli bottoni gemello

La fusciacca ed il panciotto: quando la giacca è a monopetto, è necessario indossare uno di questi due accessori; la fusciacca è una fascia di seta nera plissettata, le cui pieghe vanno rivolte verso l’alto: è ideale per l’estate, quando la calura non permette di indossare il panciotto, il quale, invece, deve essere sempre nero e a tre bottoni, con revers a scialle e scollo profondo lunato, sia in versione doppiopetto che monopetto; negli anni ’20 e ’30 era di moda indossare il panciotto bianco del frac al posto di quello classico nero, tanto che ancora oggi molti appassionati replicano questa usanza.

Il papillon: di seta nera , andrebbe sempre annodato a mano, anche se oggi, purtroppo, sempre più spesso si vedono cravattini pre-annodati.

Le scarpe: anche qui, come per le camicie, ci sono i puristi ed i semplici appassionati: i primi indossano solo le pumps, ossia delle scarpe molto scollate con un fiocco nero di seta davanti, mentre gli altri utilizzano delle francesine verniciate o delle Oxford lucidate a specchio; una via di mezzo ragionevole può essere l’utilizzo delle pumps col bel tempo e delle francesine quando piove o fa molto freddo.

Il fazzoletto da taschino: di cotone bianco,può essere piegato nei modi più diversi, ma sicuramente i migliori sono a riga, a puff e a tre punte; alternativa estrosa al fazzoletto totalmente bianco una versione dello stesso con una fantasia nera su fondo bianco, come spesso fa il Principe Carlo.

Le calze: in seta o lana e rigorosamente nere; per i più estrosi, a mio modo di vedere ed in virtù del fatto che lo smoking non nasce come abito formale, si può azzardare un colore acceso, magari abbinato al fiore all’occhiello.

Il soprabito: il chesterfield è quello più indicato, magari con un collo di velluto nero, ma anche un bel doppiopetto, sia con collo di velluto che di pelliccia, è di ottimo gusto; il mantello è da riservare al frac.

L’orologio: che sia da polso con la fusciacca e da tasca col panciotto, è consigliabile sempre un modello di dimensioni moderate, con cassa ultrapiatta ed in materiale uguale a quello dei gemelli e degli studs.

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