Molti lo chiamano Nürbugring, noi lo chiamiamo: L’Inferno verde!

La Nordschleife non è altro che una strisciolina di asfalto nel bel mezzo di un paesaggio meraviglioso e incontaminato. Ti senti parte integrante della natura, consapevole che stai regalando la tua vita ad un fazzoletto di asfalto, consapevole che anche un solo errore, potrebbe essere l’ultimo..

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Agli inizi del XX secolo, la Germania era molto presente nel mondo delle corse: Mercedes e Auto Union erano i team principali per le competizioni automobilistiche. Nonostante ciò, si resero conto di non aver un circuito stabile che potesse ospitare eventi a tema Motorsport annualmente. In men che non si dica, alla fine degli anni ’30, avevano costruito quello che secondo loro era il circuito più difficile al mondo. E avevano ragione.

Merito del paesaggio che si sviluppa attorno al Castello di Nürburg, pieno di colline e con molti cambi di pendenza. Tutte le 172 curve del Nordschielfe, si differenziavano per inclinazione raggio e pendenza. Era un vero inferno per ogni pilota, molti hanno rischiato la vita tra quelle curve. Merito anche della scarsa sicurezza del circuito: al tempo, non vi erano guard rail o strutture di contenimento in caso di perdita di controllo. Eri solo tu, la tua auto e gli alberi che delimitavano il tracciato. Andare lungo in staccata e ritrovarsi abbracciato ad un platano, era un attimo…. Non a caso,“Il tempio della velocità”e “L’inferno verde” sono alcuni dei nomi che gli appassionati del motorsport affibbiano a questo circuito.

Ciò ha fatto si che vi sia stata un incredibile selezione, dove i più grandi talenti correvano molto più veloci degli altri. I più grandi sono passati tra quelle colline: Ayrton Senna, Niki Lauda, Jim Clark, Jackie Stewart.

Famosissimo è l’incidente di Niki Lauda, il quale durante il Gran Premio di Germania nel 1° Agosto del 1976, scivolò su un cordolo interno di una curva in uno dei punti più lontani dai box. La vettura non avendo più aderenza, andò a rimbalzare contro il guardrail, fermandosi in mezzo al circuito. Lauda era seguito da Arturo Merzario, che vedendo le condizioni della monoposto, si fermò subito a prestargli aiuto. Fu proprio Arturo che praticando le norme di primo soccorso, riuscì a mantenerlo in vita, in attesa de l’elisoccorso.

 

I gas e le ustioni sul viso, misero a dura prova la forza di volontà di Niki. Nonostante le sue condizioni, riuscì comunque a mantenersi in vita. Da quel 1° agosto, la F1 decise di non correre più sulla Nordschleife, poiché ritenuto troppo pericoloso per i piloti. In sostituzione, nel 1984 fu inaugurato un nuovo tracciato dove vi era la vecchia Südschleife. Anche se questo tracciato fu in linea con gli standard di sicurezza dell’epoca, non fu molto presente nel calendario F1.

Risultati immagini per nordschleife pngAd oggi La Nordschleife viene usata da appassionati di auto, che fanno la fila per percorrere tutti i 20,8 km del circuito, opportunamente controllati dal personale a bordo pista. Da molti anni a questa parte, il circuito (essendo molto complesso e completo), viene usato dalle case automobilistiche, per testare le proprie auto e progetti. In modo da trarre una stima delle caratteristiche di tale vettura. Questa cosa si è radicalizzata fin troppo tra gli appassionati, che confrontando i tempi sul giro, giudicano le prestazioni di un auto in modo assoluto. Le case automobilistiche hanno preso seriamente questa cosa e si sfidano a colpi di cronometro, cercando di aggiudicarsi il miglior tempo in un determinato segmento. Senza rendersi conto però che non è detto che quell’auto sia così valida su un altro circuito.

 

Ma di questo parleremo in un altro articolo….

 

Vorrei concludere con una grande citazione di Jackie Stewart, il quale diceva:

Correre sul Nürbugring dà una soddisfazione incredibile

ma chiunque dica di averlo amato o è un bugiardo

o non andava abbastanza veloce.”

Manuel Cucca
Nato nel 1997, troppo tardi per capire che le migliori auto sono già sui libri di storia. Su Edonix porto alla luce le folli creazioni dei progettisti dell'epoca, ricreando le emozioni che al tempo suscitavano

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